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Storia e Tradizione

Come sono nati i primi presepi in Italia? La curiosità che sorprende anche gli esperti

📅 10 Agosto 2026✍️ di Fabio Menegatti⏱️ 4 min di lettura

Quando parlo dei primi presepi italiani, mi trovo sempre a fare i conti con una domanda che mi pongono i visitatori della mia bottega: “Ma è vero che tutto è iniziato davvero da lì?”. La risposta è sì, e vi spiego perché questa storia affascina persino gli storici dell’arte più scettici.

In quarant’anni di lavoro con l’argilla, ho avuto il privilegio di seguire il tracciato di quella tradizione fino alle sue radici. Non è solo nostalgia: è capire il meccanismo che ha spinto gli uomini a costruire storie in miniatura, e questo cambio totalmente il modo in cui lavoro oggi.

San Francesco e la rappresentazione vivente

Tutto parte da San Francesco d’Assisi. Nel 1223, il santo decise di rappresentare la natività di Gesù in modo rivoluzionario per l’epoca. Non con le sole preghiere o i testi, ma creando una scena vera e propria. A Greccio, un paesino non distante da Rieti, Francisco allestì la prima rappresentazione drammatica della nascita di Cristo con persone vere e animali autentici.

Mi è capitato di recente di incontrare un turista giapponese che visitava la nostra bottega. Mi disse: “In Giappone abbiamo le scene dei templi, ma non come questa, non con questa… intimità”. Ha colto esattamente il punto. Francesco non voleva grandiosità: voleva trasmettere un’emozione profonda attraverso la semplicità.

Questo evento non fu un episodio isolato. La pratica delle rappresentazioni della natività si diffuse lentamente nelle chiese italiane durante il Medioevo. Però c’è una differenza fondamentale: quelle erano rappresentazioni viventi, non presepi come li intendiamo noi.

Dal teatro alla miniatura: la trasformazione nel Quattrocento

Il vero salto avviene tra il Quattrocento e il Cinquecento. Non più persone in carne e ossa, ma figure in miniatura, spazi limitati e controllati, ambienti che potevano stare dentro una chiesa o anche in una casa. Ecco quando nasce il presepium vero e proprio.

Napoli gioca un ruolo cruciale in questa trasformazione. La città aveva una tradizione artigianale straordinaria, e gli artisti locali iniziarono a creare figurine sempre più sofisticate. Non erano giocattoli: erano opere d’arte, realizzate con tecniche Scultura|scultoree raffinate. Il terracotta divenne il materiale principe, esattamente quello che ho usato nella mia bottega per decenni.

Un cliente mi chiese anni fa come potesse distinguere un presepem autentico da uno moderno. Risposi che basta guardare la terra: quella antica ha una granulosità diversa, una porosità che parla del tempo. Non puoi falsificarla facilmente. È la stessa ragione per cui preferisco ancora l’argilla naturale quando lavoro su commission storiche, anche se l’argilla autoindurente mi permette oggi di fare cose che una volta erano impossibili.

La diffusione popolare e l’evoluzione della pratica

Ciò che sorprende persino gli esperti è quanto rapidamente il preseppio si sia democratizzato. Non restò appannaggio della chiesa. Nel corso del Seicento e Settecento, le famiglie nobili e borghesi iniziarono a costruirli nelle loro abitazioni. Era un segno di cultura, di raffinatezza, di devozione domestica.

In Puglia e in Campania sorsero vere e proprie botteghe specializzate. Le tecniche si trasmettevano da padre in figlio, esattamente come è successo con mio zio, che m’ha insegnato tutto quello che so. Ogni regione sviluppò uno stile proprio: le statuine napoletane avevano un realismo quasi inquietante, quelle siciliane una graziosità inconfondibile, quelle pugliesi una robustezza caratteristica.

La vera rivoluzione però fu quando il preseppio entrò negli interni domestici non solo tra il dicembre e il gennaio, ma diventò un argomento di conversazione tutto l’anno. Collezionisti, artisti, persino filosofi iniziarono a interessarsi a questa forma di espressione.

Errori comuni quando ricreiamo questa tradizione

Oggi, quando lavoro con chi vuole realizzare il suo primo preseppio seguendo la tradizione, vedo ripetere sempre gli stessi sbagli. Il primo: pensare che la semplicità sia sinonimo di scarsa qualità. No. I presepi più antichi che conosco hanno pochi elementi, ma perfetti. Ogni figura ha una ragione d’essere.

Il secondo errore è eccedere con il realismo eccessivo. Ho visto preseppi moderni dove le figurine sembrano vere fotografie: è affascinante da un punto di vista tecnico, ma perde quella magia narrativa che caratterizza la tradizione. Lo spazio deve respirare, deve invitare a completare la storia con l’immaginazione.

Quando consiglio di iniziare, suggerisco sempre di partire da cinque statuine essenziali realizzate bene, piuttosto che trenta figure approssimative. Nel mio laboratorio, prima di introdurre l’illuminazione a LED (che amo, ma che richiede disciplina), passiamo settimane a perfezionare le proporzioni e i dettagli.

L’eredità viva di una pratica millenaria

Ciò che affascina ancora oggi, dopo quasi ottocento anni, è che il preseppio sia rimasto il modo più diretto per raccontare una storia attraverso l’arte. Non è didattico, è emotivo. Non è freddo, è profondamente umano.

Lavorando con l’argilla autoindurente negli ultimi anni, ho capito che la tradizione non ha paura dell’innovazione. San Francesco sarebbe stato il primo a sperimentare con i LED se li avesse avuti a disposizione. La tradizione è vivente, non fossilizzata. E la mia responsabilità verso chi apprende da me è trasmettere sia il rispetto per le origini che il coraggio di evolvere.

Questa è la curiosità che sorprende anche gli storici: il fatto che una pratica nata quasi per caso, in una fredda notte di Greccio, sia diventata il fondamento di un linguaggio artistico che resiste, si trasforma, ma non muore mai.

Fabio Menegatti

Fabio Menegatti ha iniziato con i presepi in terracotta nella bottega dello zio. Oggi sperimenta con l’argilla autoindurente per statuine e con l’illuminazione a led nei suoi diorami fatti a mano. È conosciuto online per consigliare tecniche pratiche per chi si avvicina per la prima volta al presepe tradizionale.